| 13/10/2007 | il piano luminoso | |
| Il piano luminoso. Mi sono fatto un piano luminoso, In trasparenza per vederti meglio, Perché il tuo volto appaia più radioso. Così ti sogno pur se sono sveglio. E sol con gli occhi della fantasia. Oh! sì che me l’han detto:Tu sei morta. Ma qui il tuo viso, come per magia, Lo vedo come allor. Di':Sei risorta?… 13 ottobre 2007 Giovanni Filocamo. |
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| Autore: Giovanni Filocamo | ||
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| 04/06/2007 | Scrivo qui | |
| * Le mie poesie si trovano qui: http://cigno.splinder.com/ * |
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| Autore: Nadine | ||
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| 04/06/2007 | Sul balcone | |
| SUL BALCONE Le foglie d’alloro sono ricoperte dalla melata degli afidi, le formiche ne vanno ghiotte e li mungono come vacche. Io lascio fare. Aspetto un po’ davanti alla dionea, alla sarragonia, a un dischiudersi dei tentacoli della drosera capensis, per lo spettacolo di un insetto catturato nel cuore di tenebra del mondo. E lascio si ripeta. Se strofino sui polpastrelli la menta e il timo, me ne porto gli aromi al naso. A tagliarne rametti per la cucina, non saprò se ne soffrano, se le piante parlino tra loro, se la musica la sentano o meno e ne traggano un beneficio… perciò mi lascio fare. Il quadrifoglio nel vaso non mi assicura fortuna pure coltivata come forse il trovarne per caso. Colgo o lascio sfuggire. L’euphorbia lactea staglia la sua crestata neurofibromatosi d’Uomo Elefante, non so quando e come mi ammalerò, ma lascio continuare. Le mammillarie compresse ricordano la spinosità dell’oralità. Fumo e lascio dire. L’ulivo non cresce senza libera terra, ma ha molti secoli davanti a sé in cui sperare più di un rinvaso e io no. Lascio che accada. La portulaca oleracea ha cascami dal vaso pensile, mia madre me ne condiva, non mi piaceva, mi obbligava: non posso più magiarne all’insalata. Lascio perdere. Adoro l’odore della terra della rosa di Gericho. Si è richiusa rinsecchita senz’acqua come dev’essere a periodi. Lascio che sia. Quando torno stanco, mi somiglia l’andamento strisciante del pomodoro, bisognoso di sostegni e di assolata esposizione. Lascio passare. Non profuma e mi delude la purpurea rosa Kuvert qual solito sangue di Adone da versare a Venere Anadyomene volgare per celeste e lascio o rinasco. Quando un uomo giunge alla struttura immutabile del sasso vivente, pure gli è dato un fiore all’anno dei lithops. Così sia. Marcita è la nerteria depressa, carente la concimazione del pomino d’amore dalle foglie scolorite: forse tornerà a dar letizia natalizia il Solanum capsicastro come ciliegio d’inverno. E nulla mi dice la calancola oltre se stessa. Intorno a due metri di cemento e ferro, è tutta qui la mia terra, appena più ricco nel mio appartamento. |
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| Autore: Davide Riccio | ||
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